Post Image
30/12/2018

Vecchio fa rima con specchio


Mi sono accorto che è passato il tempo quando ho incontrato due persone che non vedevo da 10 anni, c. come sei diventato vecchio, allora anch'io, tredici anni che sono qua dentro, che hanno suonato il campanello e mi hanno detto deve venire con noi, mi da un minuto, ho scelto il bagaglio perfetto, un pantalone sportivo, due pullover, ciabatte, soldi, mi pareva inaccettabile dato che mi considero innocente, oggi non mi interessa più essere colpevole o innocente, mi sarebbe piaciuto che il processo durasse ancora non per vedere riconosciuta la mia innocenza ma perchè era una lotta che mi distraeva, un gioco alla fin fine, forse è una deformazione dire così, nel senso che provo sempre a immaginare che tutto sia una specie di gioco, che consiste anche nell'introdurre delle regole che gli altri non conoscono, e così diventa un gioco tutto tuo, ma questo non è un problema perchè nel carcere sei sempre da solo, è un mondo autistico, privo di comunicazione, tu cominci un discorso, l'altro ti risponde con un altro discorso, e si parla di due cose diverse, come due strumenti che non sono accordati, per questa ragione ho passato mesi senza andare all'aria, non volevo parlare con chi mi angustiava coi suoi proccessi, le stesse cose ti vengono ripetute identiche, il giorno/il mese/l'anno dopo, è un sistema linguistico che perde autonomia, e dopo un po' le sofferenze le guardi che ti sei abituato, come vedere i cadaveri dei morti in guerra, non ti impressiona la sfilata di una fetta di umanitàprivata del sorriso, lo sai già che in carcere il sorriso perde carica, è un tic, è difficile sentire ridere in carcere, e se capita te ne accorgi subito come a casa quando il vento fa sbattere una porta, e ci sarebbe da ridere poi, fuori hai mogli che ti tradiscono, figli che potrebbero drogarsi (ah, già, il tuo non lo fa sicuramente) e non puoi farci nulla, anzi il trucco per sopravvivere è rendere il tuo mondo più semplice possibile, quando sai che non puoi più intervenire diventi la persona più importante dato che gli altri cessano di esistere, l'unica cosa che puoi fare per gli alri è mantenerti in salute, e adesso che sono da solo in cella tutto sommato è più facile, penso a quando eravamo in otto e a turno ci si alzava alle quattro per essere pronti al mattino.

Ora vivo in compagnia delle poche cose e dell’oggetto sul tavolo che cambio ogni quattro mesi, attualmente ho uno yo-yo, serve a rompere la routine e quindi a non impazzire, così come andare al campo e sentire il contatto con la terra, uscire dal ferro e dal cemento, quando con il piede scavo nella terra sento scaricare corrente elettrica, mi sento meglio, e invece già so che avrò paura quando l’orizzonte si allarga, è capitato che qualche tentativo di evasione fallisse perché il fuggiasco sveniva mentre scavalcava il muro, e qualche paura mi veniva anche in isolamento, due o tre volte ho pensato all’infartone, crepo qui nella diarrea nel mio lettino, ma non è che poi si viva come braccati dall’angoscia, c’è pure una consapevolezza dell’ampliamento dei sensi, per voi il cappuccino è normale, per me il cappuccino sarà una festa, quante cose chi sta fuori dimentica di godere e per me non sarà così, certo alcune cose dovrò apprenderle da capo, se parlo con una donna non so come posizionarmi, ho perso il senso del movimento naturale con una donna, ma potrò ancora piacere, e magari ne sarei sicuro se mi guardassi allo specchio, invece non lo faccio, ho uno specchio piccolissimo e deformante, ma anche se fosse grande in cella è buio e la lampadina è da 25 o 40 watt, è curioso, qui tutto è nel segno dell’autismo, tutti guardano se stessi, ma mai nello specchio.

Tratto da Derelitti e delle pene. Carcere e giustizia da Kant all’indultino di Remo Bassetti