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06/06/2019

Vecchie regole ancora in vigore: in tema di autorizzazioni prefettizie e case di riposo


Per aprire o mantenere in esercizio ambulatori o case di cura medico-chirurgica è necessaria l’autorizzazione del prefetto, pena l’arresto o ammenda.

Per quanto concerne le case di riposo, in giurisprudenza, si è pertanto ritenuto che, la gestione di una struttura dotata di una stabile organizzazione, di mezzi e di persone, per lo svolgimento di attività tipicamente sanitarie quali la somministrazione di farmaci e l’assistenza medica e infermieristica continuativa a pazienti non autosufficienti colloca inequivocabilmente tali istituti tra quelli sanitari disciplinati dal menzionato regio decreto (Cass. pen. n. 37422/19).

Anche con riferimento ad una struttura che disponeva di un’autorizzazione comunale per la gestione di una casa di riposo ma nella quale venivano svolte altresì attività tipiche di una casa di cura si è stabilito che l’accertata gestione di struttura dotata di stabile organizzazione, di mezzi e di persone, per lo svolgimento di attività specificatamente sanitaria quale la somministrazione di farmaci e l’assistenza medica ed infermieristica continuativa nell’arco di 24 ore a pazienti non autosufficienti o affetti da gravi patologie, colloca tali istituti tra quelli sanitari disciplinati dal R.D. n. 1265/1934 (Cass. pen. n. 883/11).

La norma è stata di recente presa in considerazione dalla corte per un sequestro preventivo di somme di denaro nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di un’azienda che, all’interno di un hotel, si riteneva avesse in realtà gestito una casa di cura per anziani, in parte non autosufficienti, con annessa infermeria, farmacia ed ambulatorio medico senza la necessaria autorizzazione prefettizia (oltre che con l’abusivo esercizio della professione infermieristica da parte del personale ivi scoperto).