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01/12/2018

Situazioni affettive e moventi di particolare valore morale in alcune pronunce recenti


Dall’amore, è noto, può originare la vita ma esso (e ciò si apprende dai classici) si caratterizza come un insieme di vizi difficilmente governabili con la ragione quali sospetti, litigi ma anche offese.

Da alcuni fatti di reato e dalle relative sentenze, si apprende, inoltre, che la vicinanza affettiva viene invocata come originaria di motivi che hanno spinto ad agire commettendo delitti molto gravi. Ma in questi ultimi casi, qualora i motivi che hanno spinto ad agire si rivelino di particolare rilievo morale e sociale, potranno essere considerati quale circostanza attenuante del reato e determinare una diminuzione di pena.

Si capisce così, che l’amore può, alle volte, per questa via trasformarsi in pietas, intesa come comprensione della sofferenza altrui, come compassione.

Si è allora cercato di riconoscere i presupposti della detta circostanza, in particolare, nel fine altruistico dell’avere agito con l’intento di porre fine alle sofferenze della moglie da tempo malata di Alzheimer con una progressione sempre più invalidante (tanto da rendere necessario il ricovero in ospedale).

Nella specie, d’altra parte, la corte di merito ha prontamente rilevato che relativamente alla scelta di sopprimere la vita di un proprio caro in condizioni di sofferenza fisica totale ed irreversibile non vi è, da parte della comunità sociale, un riconoscimento di particolare valore morale e che ancora si discute sulla liceità dell’eutanasia ferma la condanna di azioni violente nei confronti di persone indifese (Cass. pen. n. 50378/18).

Il possibile valore morale e sociale della morte pietosa viene in rilievo anche nella pronuncia della Corte di cassazione n. 7390/18 in cui è sottoposta all’esame della corte una questione relativa all’omicidio, da parte del marito, mediante strangolamento, della moglie gravemente malata per far cessare le sue sofferenze nella convinzione di esaudire la volontà della stessa.

Anche in tale frangente la Corte, pur richiamando alcune pronunce in cui si escludeva la pacificità dell’opinione comune in tema di eutanasia, ha ritenuto che, nella specie la condotta non fosse animata da un movente di valore morale o sociale particolarmente elevato, idoneo a sminuire l'antisocialità dell’azione.

Nella meno recente pronuncia n. 43954/10 la Corte di cassazione è, invece, stata chiamata a dirimere la questione relativa alla sussistenza dell’attenuante di cui si tratta in un caso di omicidio commesso dalla madre ai danni della figlia, malata terminale (tra atroci sofferenze) di 4 anni, ed in cui la corte di merito aveva ravvisato un (impeditivo) profilo egoistico connotante l’azione delittuosa.

Ribadito, nell’occasione, che “le circostanze attenuanti di particolare valore morale o sociale debbono essere ispirate esclusivamente a motivi altruistici e non a motivi personali, neppure concorrenti, sicchè l'eventuale presenza di questi ultimi non consente il riconoscimento dell'attenuante in parola”; la Corte ha escluso che fossero state perseguite delle finalità egoistiche ma, per altro verso, ha riconosciuto che le modalità dell’azione (peraltro seguita, nonostante la preghiera della figlia) non potevano per certo godere di una generalizzata pietas.