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18/11/2018

Segnalazione di giurisprudenza: le determinazioni della Corte costituzionale sull’aiuto al suicidio


Il 16 novembre scorso è stata depositata la motivazione relativa al provvedimento della Corte Costituzionale n. 207 del 2018 in tema (sia pur indiretto) di scelte nel fine vita.

Nell’ordinanza così pubblicata, peraltro preceduta di un comunicato stampa che aveva reso note le principali determinazioni assunte, viene infatti presa in considerazione la paventata opportunità di dichiarare l’incostituzionalità dell’articolo 580 del codice penale nella parte in cui incrimina l’agevolazione al suicidio, a prescindere dal contributo alla determinazione o al rafforzamento del proposito suicidiario.

Si chiedeva, inoltre, alla Corte, di considerare la questione relativa all’incostituzionalità della medesima norma per la parte relativa alla pena edittale prevista per le condotte di agevolazione dell’esecuzione del suicidio, che non incidano sul percorso deliberativo dell’aspirante suicida.

La Corte dopo aver premesso che l’assetto penale delineato e volto a punire il terzo che lede o contribuisce a ledere il bene giuridico della vita non si pone in sé in contrasto con le norme costituzionali invocate, considera l’ipotesi in cui il soggetto agevolato sia persona affetta da patologia irreversibile e fonte di sofferenze intollerabili e che necessiti di trattamenti per il sostegno vitale pur mantenendo una sua capacità di prendere delle decisioni (come nel caso che ha dato origine alla sollevata questione di costituzionalità); in simili casi, la decisione del malato di porre semplicemente fine alle cure, sarebbe infatti possibile (anche alla luce della recente introduzione della legge n. 219/17).

E’ noto, d’altra parte, che il diritto costituzionale di rifiutare le cure non equivale di per sé al riconoscimento di un generale diritto a morire e, la legislazione oggi in vigore, secondo quanto affermato nel provvedimento, non consente di mettere a disposizione del paziente che versa nelle descritte condizioni, dei trattamenti diretti a determinarne la morte.

La Corte ritiene, infine, di non poter intervenire dichiarando tout court l’incostituzionalità della norma relativa all’aiuto (la questione relativa all’entità della pena edittale non è stata presa in considerazione) anche se questo si riferisca a soggetto che versi nelle suddette condizioni.

La decisione relativa alla sopravvivenza della norma in esame, conclude la Corte, rimane affidata al Parlamento. In forza dei poteri di gestione del processo costituzionale, d’altra parte, si dispone il rinvio del giudizio in corso, fissando una nuova discussione delle questioni di legittimità costituzionale, in esito alla quale sarà possibile valutata l’eventuale sopravvenienza di una legge che regoli la materia in conformità alle dette esigenze di tutela.

Il provvedimento è liberamente consultabile alla pagina cortecostituzionale.it .