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23/08/2019

Il Garante dei diritti delle persone private della libertà sottolinea la drammaticità della contenzione nelle istituzioni psichiatriche


Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà, organismo di garanzia che ha, fra l’altro, il compito di vigilare affinché la custodia delle persone soggette a forme di limitazione della libertà personale sia attuata conformemente alle norme in vigore ha comunicato, attraverso il suo sito internet, l’intenzione di costituirsi come parte nel procedimento avviato nei confronti dei presunti responsabili del decesso della giovane donna avvenuto a causa di un incendio nell’ospedale di Bergamo il 13 agosto ultimo scorso.

Il Garante, che è anche stato individuato quale meccanismo nazionale di prevenzione della tortura e dei trattamenti o pene, crudeli, inumane o degradanti a seguito della ratifica del protocollo opzionale alla convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, può, in virtù del suo mandato, visitare (e vigilare su) tutti i luoghi di privazione della libertà di fatto (non solo, dunque, di diritto quali le carceri).
Fra questi ultimi rientrano, per quanto qui rileva, non solo i luoghi in cui vengono effettuati i trattamenti sanitari obbligatori ma anche comunità e determinate strutture residenziali per persone non autosufficienti.

Nel comunicato, in particolare, si afferma che il Garante “si costituirà come parte offesa, così come fa in ogni caso di morte di persone private della libertà, quando il decesso è connesso con la situazione di restrizione”.

Dalle notizie di stampa si apprende che la giovane donna era costretta a letto al momento dell’incendio.