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28/04/2019

Fragilità psichica: una storia indimenticata


Nei giorni scorsi, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 47 ter. comma 1 ter. della legge recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà nella parte in cui non prevede che, nell’ipotesi di grave infermità psichica sopravvenuta del soggetto in esecuzione di pena, il Tribunale di sorveglianza possa disporre l’applicazione al condannato della detenzione domiciliare anche in deroga al limiti contemplati nel medesimo articolo (sentenza n. 99/19).

(In sostanza si consente, a seguito di valutazione da parte del giudice competente, che la pena della reclusione possa essere espiata in detenzione domiciliare qualora insorga nell’espiando una grave infermità psichica)

La questione era stata sollevata a seguito dell’abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari che rendeva ormai inapplicabile la norma di cui all’art. 148 c.p. che consentiva il differimento di pena nel caso di infermità psichica sopravvenuta alla condanna con contestuale ricovero in OPG.

Salute mentale e carcere sono argomenti forti che, se associati, alle volte posso giungere ad essere connotati da una certa violenza ed anche se gli ospedali psichiatrici non esistono più, appare utile segnalare (a coloro che possono essere interessati) il libro intitolato “Storia di Antonia Viaggio al termine di un manicomio” di D.S. Dell’Aquila e A. Esposito.

Il testo ripropone la storia di A. Bernardini, accusata di oltraggio, ricoverata in manicomio criminale e morta a seguito delle ustioni riportate mentre era legata nel suo letto di contenzione mediante la raccolta di diverso materiale proveniente da più fonti (giornali, atti giudiziari).

Storia di Antonia
Viaggio al termine di un manicomio
Sensibili alle foglie, 2017